Samhain: Festeggiare o non festeggiare ?

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Fino ad oggi mi sono sempre astenuto dallo scrivere qualcosa sul Samhain, soprattutto perché nel web circolano molti validi articoli scritti dai colleghi blogger (tra cui segnalo questo scritto da Sigríðr Úlfhildr Bálsdóttir) . Ma quest’anno, particolarmente nefasto sotto molti punti di vista, pretende da noi un pegno e quindi è giusto tributargli  qualcosa. Del resto ho faticato moltissimo negli ultimi mesi a non scrivere articoli totalmente polemici, cercando di far riflettere più che indignare e vergognare (sempre se qualcuno ne prova ancora di vergogna…). Il nostro paese ha un grosso problema di memoria corta riguardo a festività e tradizioni. Se è vero che la bellezza dell’Italia è proprio la diversità delle tradizioni da regione a regione, da città a città e da paese a paese, è anche vero che l’ipocrisia di stampo monoteista (per me sono tutti uguali cambiano solo le “virgole” e gli “accenti”) e tutto quello che ne deriva, è l’aspetto più degradante di questa nazione.

Negare che il malcostume diffuso nel paese derivi da quella mentalità indotta e coltivata per duemila anni, è come negare che il sole sorga ogni mattina. Lo vediamo tutti i giorni e non è possibile sfuggirgli. Lo scagliarsi contro il Samhain da parte di chiesa e istituzioni varie non è che una delle tante espressioni di questa ipocrisia.

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Parliamoci chiaro: Questa festività esiste in Europa da almeno diecimila anni con tanti nomi quanti sono i popoli che l’hanno celebrata durante i secoli, quindi dire che “non ci appartiene” oltre ad essere la prova definitiva dell’abissale ignoranza di chi lo afferma, è anche la conferma che si ha il terrore che si ritorni a  celebrarla come un tempo. Il periodo varia da zona a zona, da qualche parte comincia prima in altre finisce dopo ecc. Ma il suo significato è praticamente lo stesso ovunque. Il nostro mondo materiale entra in contatto con quello spirituale dove dimorano gli spiriti dei defunti ai quali vengono tributate offerte di vario genere. Si ringrazia per l’ultimo raccolto e ci si purifica e fortifica in attesa del lungo inverno.

Nella tradizione nordica, il periodo di questi festeggiamenti si colloca tra l’11 e il 17 Ottobre e si estende fino alla notte del 31 col nome di “Vetrablot”(o anche Disirblot) . Si tratta dell’offerta a Frigg moglie di Odino e alle Disir gli spiriti delle antenate della famiglia. Si rende inoltre omaggio a Frejya per il raccolto versando birra o latte sul terreno per ringraziare dell’ultimo raccolto.

Ora vorrei capire cosa ci sia di “satanico”, “demoniaco” e “blasfemo” in tutto questo. Come le altre festività rubate all’antica tradizione(cioè tutte le festività principali dell’anno) anche questa fa cosi paura da dover essere sostituita con il “giorno dei morti” e “ognissanti”o dall’anglosassone Halloween? Tralasciando tutte le aberrazioni storiche prodotte per far sparire ogni traccia di paganesimo e simili, sinceramente non capisco questo odio nei confronti del Samhain.

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Dei “demoniaci” biscotti al rosmarino…

Di cosa si ha paura ? Che i morti per rogo vengano a tormentare i responsabili (o i loro successori )? Che i bambini imparino la stregoneria attraverso un dolcetto all’anice?( se avete la ricetta passatemela)Che vi maledicano perché non vi lavate? La risposta forse non c’è. Ma le reazioni fuori e dentro la rete sono qualcosa di esilarante. Da una parte gli “Inquisitori” pronti a purificare e purificarci da questa maledizione, dall’altra gli atei per i quali non esiste nulla oltre la fine biologica degli esseri viventi. Per non parlare di quelli che mischiano di tutto e di più mettendo in mezzo alieni,angeli,demoni,vampiri,tarallucci e vino. Un circo che si ripete ogni anno e per il quale non si paga il biglietto.  

Concludendo, spero che chiunque voglia festeggiare lo faccia senza alcun problema di sorta, rispettando se stesso e gli altri ed evitando inutili “prodezze” o estremizzazioni dovute al troppo alcol o ad altro. Si tratta di un momento particolare dell’anno che appartiene a tutti, anche a chi non lo festeggia e bisogna cercare di passarlo nel miglior modo possibile.