Einherjar – La Via del Guerriero Nordico –

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MJOLLINIR

Parliamo del Mjollnir, il magico martello di Thor dio del Tuono. Oggi è possibile vederlo come ciondolo al collo di svariate persone, alcuni lo indossano per “moda”come i fan di un certo tipo di musica come l’Heavy Metal e più nello specifico Viking Metal(genere per lo più concettuale che stilistico), Folk e Pagan Black Metal. Spesso queste persone sono anche seguaci dell’Antica Via del Nord ma, come ho potuto verificare di persona, molti non sanno il vero significato di questo antico amuleto.

Le origini di Mjollnir vanno ricercate nel mito. Quando il dio Loki per scherzo tagliò tutti i meravigliosi capelli della dea Sif moglie di Thor, quest’ultimo infuriato andò a cercare Loki per fracassargli tutte le ossa, ma Loki , implorando il figlio di Odino, promise che avrebbe fatto costruire ai nani una chioma finta che sarebbe cresciuta come i veri capelli della dea. Cosi si recò dai figli di Ivaldi famosi per essere degli abilissimi artigiani. Questi nani oltre alla chioma per Sif realizzarono anche la lancia Gugnir e l’anello Draupnir che furono donati a Odino, la nave Skidbladnir per Frey. Mentre i nani stavano lavorando ad un altro ogetto prezioso da donare agli dei una mosca (forse Loki trasformato) si mise a pungerli e disturbarli cosi che l’oggetto non venne come desideravano gli artigiani. Quando gli dei presero i loro doni a Thor toccò l’ultimo ogetto: un martello. Per colpa della mosca era venuto con un manico un pò corto ma era questo l’unico difetto. Il martello era in grado di colpire i nemici con la forza che si desiderava e se lanciato tornava sempre in mano al padrone. Gli dei videro che era un’ottima arma contro i giganti e lo chiamarono Mjollnir ovvero “Maciullatore”,”Distruttore”.Il suo potere infatti era talmente grande che Thor doveva impugnarlo con degli speciali guanti e doveva indossare una cintura che raddoppiava la sua forza divina.

Come abbiamo visto, la funzione primaria di Mjollnir è quella di distruggere i giganti, personificazioni del caos e della distruzione che minacciano continuamente l’universo e l’ordine costituito. Thor infatti è sempre in prima linea contro queste minacce e il suo mitico martello stroncherà parecchie vite di giganti, mostri e demoni. Ma questa non è l’unica funzione del martello, infatti Mjollnir simboleggia anche il lampo dal quale scaturisce la piogga che feconda i campi e fa crescere le messi. Infatti nell’antica società scandinava si era soliti celebrare i matrimoni con la cerimonia del martello e un Mjollnir di legno veniva posto in grembo alla sposa per sancire la fertilità di quell’unione. Era anche un simbolo di coraggio e molti guerrieri indossavano i famosi ciondoli a forma di martello per ispirarsi alle gesta del dio e per avere protezione in battaglia, inoltre si diceva che i ciondoli se usati con una determinata formula potevano smascherare i ladri.

Mjollnir fu però simbolo di un’altra lotta, quella contro la cristianizzazione forzata del Nord. Per molto tempo il martello fu il simbolo che si oppose alla croce e al sempre crescente dilagare del “Cristo Bianco” nelle terre scandinave. Il culto di Thor era il più diffuso del mondo nordico e ben presto si trovò a dover fronteggiare l’avanzata del cristianesimo che non ammetteva altre divinità se non Cristo. Sono narrati molti episodi in cui seguaci del culto di Thor difesero, spesso fino alla morte il loro dio e di come i regnanti ormai convertiti si dedicassero allo sradicamento di questo credo. Ma anche dopo la conversione il culto perdurò per molto tempo, segno dell’attaccamento del popolo nordico per questa divinità e per il suo magico martello.

Grazie a questo amore della gente per il Dio del Tuono, soprattutto in terra islandese, è stato possibile ripristinare l’antico culto grazie al lavoro dell’Íslenska Ásatrúarfélagið. E’ infatti molto significativo questo episodio raccontato dalla rivista islandese “Visir” riguardante il riconoscimento legale del movimento Asatruar in Islanda:

“i rappresentanti degli Ásatrúarmenn (“gli uomini dell’Asatru”, ossia gli asatruar) ricevettero risposte alquanto vaghe dal ministro – e pare che sia stato ciò che pensò anche Thor, il dio del tuono, perchè appena terminò la visita ed il ministro s’alzò per accompagnare gli ospiti alla porta, s’udì un tuono tremendo al centro di Reykjavik, che causò anche danni vicino all’ufficio del Ministero.” (Fonte: I Cancelli di Asgard)

In sintesi possiamo dire che Mjollnir 1200 anni fà come oggi rappresenti uno dei simboli più positivi in assoluto nonostante la sua ambivalenza di arma distruttrice. Abbiamo visto anche la sua funzione consacratrice e fecondatrice oltre alla sua funzione di protezione contro le forze del caos . Oggi viene comunemente usato nei rituali del Forn Sidhr analogamente a come si faceva un tempo per consacrare le offerte e le cerimonie.

                                                                                                             INTERVISTA A GANGLERI

Inauguriamo il filone delle interviste con un’interessante personaggio della scena etena nostrana. Un caro amico che ha accettato di farsi intervistare con il mitologico pseudonimo “Gangleri” (Gestisce la pagina omonima su Facebook).Ho voluto iniziare da lui perchè la sua esperienza e ricerca nell’ambito delle antiche tradizioni nordico-germaniche è tra le più istruttive ed interessanti che ho fin’ora avuto modo di conoscere.

Iniziamo dunque l’intervista, spero che sia di vostro gradimento e vi invito a commentarla abbondantemente. 

J.H.F.: Salute Gangleri,innanzitutto grazie per il tempo che hai voluto concedermi

per questa intervista.

G.: Salute ed onore a te, Jarl; ed a tutti i lettori che decideranno di spingersi oltre la mera curiosita’ leggendo queste righe.

Sono molto felice di poter qui iscrivere la mia storia ( o parte di essa ) di modo che possa funger da sostegno e…perche’ no? Magari da “risveglio” per coloro che ci seguono.

Viviamo tempi strani e difficili per i puri di cuore, per i ricchi di spirito; in questo mondo al rovescio che e’ la nostra realta’ contemporanea, sin troppo facilmente rischiamo di perder la “buona rotta” in favore di un itinerario dal gusto piu’ “turistico”, ma che poca gloria ha da offrire, poco valore ha da provare, e poca dignita’ porta al nostro vivere…

A questo proposito, spero che le mie parole possano destare gli animi degli uomini che ancora si chiamano Liberi, e condurli laddove di loro v’e’ piu’ bisogno: nel mondo, intero.

J.H.F.: Entriamo subito nel vivo dell’argomento: Com’è iniziata la tua ricerca in questo ambito a noi tanto caro? 

G.: La mia personale ricerca ebbe inizio in tenera eta’…rammento che sin da fanciullo provavo un forte senso di estraneita’ per questo mondo e per questa civilta’, con la sua cultura tanto misera quanto decadente…credo che il termine “fuori tempo” meglio identifichi la sensazione che mi trovavo ad affrontare…ma ero solo un bambino, per nulla conscio della mia Stirpe, della mia Storia, e degli Dei che s’affacciavano su di essa. Badate bene, con questo non intendo dire che io sia un “miracolato” o fandonie del genere, ma faremmo tutti bene a ricordare che gli Dei non sono mai scomparsi…e’ l’uomo che si e’ dato alla fuga, ed e’ sempre lui che volto’ loro le spalle, tradendo innanzitutto se stesso ed il proprio futuro, per poi arrivar a tradire Erda e Midgard stessa.

L’antica magia che accarezzava queste terre e’ ancora qui’, pronta ad illuminare e sorreggere i passi di coloro che, consci di Se’ stessi e del proprio potere, cercano ancora un cammino di Virtu’ ed un’Alba interiore.

Dopotutto, vi sarebbe ben misera cerca se gli Asi ci abbandonassero proprio quando di lor v’e’ piu’ bisogno.

Quindi, per ricollegarmi alla domanda, suppongo che a far la differenza sia stata la Coscienza, la percezione del Se’ e della realta’ che ci circonda…ovviamente, non mancarono segni: il sole splende sempre per coloro che portano una luce nel cuore, ma di questo parleremo piu’ avanti.

Sono sempre stato molto affezionato alla storia, essa concede la saggezza dell’umanita’ tutta a coloro che vi si accostano col giusto spirito e gran sete di verita’, e fu cosi’ che, all’eta di diciassette anni circa, mi ritrovai alle prese con lo studio dei nostri antenati, e della loro alta eredita’. I valori che avevo covato per tutta una vita avevano ora un nome, ed il sentiero innanzi a me prendeva a delinearsi in maniera chiara e pulita: sto parlando dell’ Asatro, del Wyrd, e di cosa significhi esser un Herjan del proprio popolo.

J.H.F.: Hai utilizzato il termine “Herjan” che è un termine della tradizione germanica e soprattutto longobarda. potresti parlarci di questa tradizione e di come ne sei venuto in contatto? Quali figure ti hanno accompagnato in questa fase?

G.: Dici il vero…appresi questa parola mentre cercavo di riscoprire le mie radici, eseguendo lunghi studi sui volumi di storia, ma fu soltanto ultimando l’analisi dell’ Edda che ne compresi il pieno significato…al tempo mi firmavo con la signatura “Volkish Herjan”, ovvero: “Guerriero del Popolo”, ove il popolo era quello dei Langbarten, le Lunghe-Barbe che, dovendo muovere dalla loro terra natia ( l’isola di Skadan, in Danimarca ) a causa dello scompenso che si era generato fra materie prime ed incremento della  popolazione, viaggiarono e combatterono alla ricerca di una nuova patria sino a quella che oggi e’ l’ Italia settentrionale, ed anche oltre…

L’ Asatru’ e’, per prima ed ultima cosa, il cammino del Guerriero Spirituale, che ogni giorno prende ad esempio Allfather Voden, nel tentativo di Eccellere Su Se’ Stesso, continuamente.

Le armi dell’ Asatruar ( ovvero le nove virtu’ nobili ) sono: coraggio, verità, onore, fedeltà, disciplina, ospitalità, operosità, indipendenza e perseveranza.

Ma un Herjan e’ molto piu’ di un semplice “guerriero”…e’ l’ Eroe di Se’ Stesso!

Ha appreso gli strumenti per la magnificazione dell’ Io, ed ha udito il richiamo della Terra, degli Antenati, e del Sangue. Questa comprensione lo rende un Lupo fra il gregge degli uomini, un individuo assoluto volto e devoto alla causa del proprio “Branco”…il termine che meglio descrive questa figura e’: Elite.

Mi rendo conto che queste parole possano apparire severe, ma il genere umano non uscira’ dalla fossa che con tanta cura si e’ scavata senza lottare; proprio come i raggi del sole, che devono bucare le nubi per arrivare ad illuminare il mondo sottostante, cosi’ noi dobbiamo continuare a “spingere” con tenacia e non cedere, se vogliamo garantirci una possibilita’ di rivalsa, ed un futuro ammantato d’onore e dignita’ umane.

Tornando quindi alla domanda, percorsi il mio cammino prevalentemente da solo, anche se per un certo lasso di tempo mossi i miei passi sotto il vessillo della C.O., con la quale ebbi l’occasione di sperimentare alcuni Blot, e provai per la prima volta il piacere di condividere il mio spirito con animi a me simili. Fu’ un bel periodo, tantopiu’ che il nostro Gothar mostrava una spiccata simpatia nei miei confronti, ed i compagni d’arme si dimostraron sempre fieri alleati e grandi amici. Tuttavia, alla fine, il mio sentiero mi spinse a tornare alla solitudine, requisito fondamentale per l’introspezione e la conseguente “crescita”, benche’ sia una strada il piu’ delle volte dura ed impervia; inoltre, di li’ a breve, presi a viaggiare…

J.H.F.: E cosi dalla terra natia ti sei spostato. Come ci si dovrebbe aspettare da chi vuole intraprendere un serio cammino e voglia ripercorrere la via di Grimnir il Viaggiatore. Puoi parlarci allora del tuo viaggio e, nei limiti del privato, quali mutamenti ha prodotto in te ?

G.: Il Viaggio…la Prova…ed il Wyrd…

Immaginiamo per un momento di esser una goccia d’acqua…senza forma ed in continuo movimento, da cime innevate a profonde valli, pianure, e giu’, sino al mare… La corsa non cambia la nostra sostanza, proprio perche’ questa e’ una memoria figlia del Mutamento, sempre uguale e mai lo stesso…tuttavia, ogni passo percorso ci arricchisce di un qualcosa, e ci spinge ad andare avanti, incrementando l’andatura da un timido arrancamento sino ad un maestoso galoppo, ove una volta raggiunto il mare, si riunira’ a quello di altre innumerevoli gocce d’acqua, quelle di oggi e quelle che ci sono state prima di noi, dando vita all’oceano, all’eterno…ti ricorda nulla tutto questo?

Ovviamente vi sono una miriade di fattori che possono impedire a questa goccia di raggiungere il mare, eppure questa e’ inevitabilmente portata a dare nuova vita, fecondita’, futuro…

Allo stesso modo, un’albero germoglia, fiorisce, da’ frutto e poi si prepara al sonno…nessuno puo’ dire ove si poseranno i suoi semi, ma con buona probabilita’, ovunque toccheranno terra daranno “vita a nuova vita”, alimentando se stessi ed il mondo che li circonda.

E se un seme in balia del vento detiene tanto potere, se una goccia d’acqua e’ fautrice di tanto coraggio, cosa dire di noi che abbiamo gambe per muovere, occhi per vedere e volonta’ per raziocinare?

La saggezza la fama ed il merito non si accrescono stando fissi a guardar il proprio orizzonte…bisogna spingersi oltre, esplorare, imparare, scoprire e lottare…e tanto piu’ duro sara’ il nostro percorso, quanto piu’ ci lascera’ un qualcosa dentro…come dicevo prima: un conto e’ giocar a fare i turisti curiosando nelle opportunita’ della vita, un’altro e’ coglierle e percorrer il proprio sentiero.

I nostri antenati lo sapevano bene, erano usi ad imbarcarsi per grandi imprese, le quali potevano durare anni ed anni, e condurli ai margini del mondo conosciuto…eppure, la loro unica paura era il disonore, il fallimento sia inteso in senso fisico che spirituale…partivano per superare i propri limiti di uomini, ben consci che essi sono tali solo finche’ come tali vengon accettati…ma un Herjan non accetta questo genere di confini…e’ troppo legato al suo “Lupo interiore” per farlo…no, un Herjan nasce e muore inseguendo il cammino dell’ Eroe, e non gli importa del comune senso di dignita’, vuole di piu’, perche’ sa che di piu’ gli spetta, e troppo alta e’ la ricompensa per desistere, troppo nobile la causa per venir abbandonata: metter alla massima prova corpo ed anima, eccellere su se’ stessi per tornare piu’ ricchi non solo nelle sostanze e nell’onore, ma anche nel cuore.

Cosi’, cercando di seguire le orme dei miei Padri mi incamminai anch’ io, ed miei viaggi mi portaron in situazioni aspre e variopinte, come puo’ esserlo un ecovillaggio in altura nel cuore delle alpi, lontano da civilta’, acqua calda, corrente e gas…con tutto quel che una simile posizione comporta…eppure, posto in una condizione di tale privazione imparai come fosse superfluo cio’ che solitamente per noi e’ non un lusso, ma quanto di piu’ scontato e basilare…ma ci sbagliamo…la realta’ che viviam nel quotidiano non e’ che uno specchietto per le allodole, un gioco di luci volto a confondere la nostra percezione della realta’ e di noi stessi, una gabbia ed un a catena di cui noi stessi siamo gli anelli, e di cui le nostre menti addomesticate e pigre ne diventan le sbarre…forse una simil percezione delle cose puo’ spaventare, ma io credo fermamente che e’ meglio morire, che non Vivere.

Trovo triste che l’uomo abbia dimenticato cosa significhi esser “umano”, trovo misero che esso sia divenuto l’allevatore della propria Stirpe, e trovo pietoso che Lui, la piu’ dotata fra le creature, sia ora ridotto al fantasma di se stesso, un derelitto dimentico di cosa egli realmente sia, cosi’ com’e’ dimentico delle intere generazioni che diedero -sprezzanti- la propria vita per offrirgli -per offrire a Noi tutti- una singola e preziosissima possibilita’…una Liberta’.

Cosi’, come dicevo, scelsi sempre destinazioni isolate e dallo stampo antico arrivando sin dentro al circolo polare artico, aiutato dalla mia passione per l’avventura, la montagna e per uno stile di vita semplice, senza fronzoli, diretto, autentico e nobile.

E’ sempre piacevole viaggiar in compagnia, ma un buon viaggiatore sa anche che e’ proprio quando si e’ lontano da tutto e tutti che si comincia a veder in se stessi e che parte la vera cerca…la meta e’ l’ Io, ed il cammino “fisico” non e’ che una guida per quello ben piu’ impegnativo ed interiore; il premio concesso dagli Dei a coloro che si “sacrificano” a se’ stessi per “superare” i propri limiti e’ di vivere una vita con un significato piu’ alto, piu’ nobile, piu’ pieno.

La Conoscenza ed il Valore sono le piu’ dolci delle ricompense…e Viaggiare e’ l’esperienza che meglio si addice a questa ricerca…rammento che una notte, mentre mi preparavo alla partenza, arrivai a chieder a Herjafather di concedermi un cammino da Eroe…perche’ sia chiaro: io non chiesi Mai ad Oden nessun tipo di “aiuto”…ma al contrario, chiesi sempre Avversita’ e Sfide, e non c’e’ altro modo per guadagnarsi un seggio nelle sale dell’ Onore, che dimostrarsi Meritevoli, e Conquistarselo.

Questo significa esser “Cacciatori del proprio Wyrd”:

Bisogna guadagnarselo il Fato, qualunque esso sia, affrontando ogni giorno a testa alta…e non aspettare che ci si rivolti contro…o che ci sfugga di mano, e ci abbandoni…

Vivete la vostra vita per cio’ che siete, e mai per come vi han insegnato ad essere, od a vivere.

J.H.F.: L’isolamento dal mondo moderno e dalle sue assurdità, quanto ti ha aiutato nella comprensione di te stesso ?

G.: Considero il ritorno alle proprie radici, al proprio Se’, una tappa fondamentale, per ognuno di noi. Siamo cosi’ abituati a vivere in “apnea” che fin troppo spesso ci dimentichiamo di cosa significhi “respirare”, tornare al ritmo della terra ed abbracciare il proprio Io e la semplice realta’ oggettiva delle cose. Non parlo per forza di “ascetismo”, ma siamo tanto assuefatti dalla vita che ci han obbligatoriamente insegnato a vivere, da non riuscir quasi piu’ nemmeno ad immaginare od anche solo ricordare un’alternativa, uno scopo piu’ intimo, spirituale, personale.

Non troveremo la nostra natura fra ceppi di imposizioni e cemento, ma la vedremo scorazzare libera, selvaggia e bellissima in luoghi ove vi e’ ancora spazio e linfa vitale per cio’ che e’ proprio dell’essere umano, inteso come figlio di questo mondo, come forza della natura, e non come asservitore ed alienista.

Percio’, invito tutti quanti ad uscire per un po’ da “questo mondo”, ed ad antrar nel “proprio”…solo li’ troverete voi stessi, le risposte alle vostre domande, e forse, troverete anche le domande di cui non sapevate steste cercando disperatamente risposta.

J.H.F.: Puoi descriverci l’esperienza più significativa, quella che ti ha “segnato” di più?

G.: Essa risale alla mia infanzia, un dolce ricordo.

Stavo giocando a nascondino nei boschi in montagna, ove trascorsi buona parte della mia fanciullezza, quando innanzi ai miei passi si staglio’ un lupo; ancora oggi ricordo con un brivido sulla schiena quegli occhi d’ambra che penetravan nei miei, l’eccitazione che provai, il cuore che prendeva a galoppare mentre trattenevo il fiato, muovendo timidi passi in direzione di quella maestosa creatura. Non so quanto duro’ di preciso, ma rammento la sensazione di venir “risucchiato” in quelle polle di magnanima e nobile feralita’.

Poi, com’era venuto, cosi’ se ne ando’…o forse non se n’e’ mai andato…da quel giorno non fui piu’ lo stesso, come se mi avesse lasciato qualcosa, da qualche parte, dentro.

Chiedo venia, ma mi intimidisce parlar di quest’episodio…

Posso solo dire che, quell’esperienza, desto’ in me lo “spirito” che tutt’oggi guida la mia vita, rendendomi cio’ che sono.

J.H.F.: Quali speranze riponi nelle nuove “leve” dell’etenismo ritieni che le nostre esperienze possano aiutarli? 

G.: La comodita’ e praticita’ della storia, e’ che ci permette di imparare dagli errori, oltre che dai successi, di qualcun’altro.

Questo non si limita alla storia iscritta, abbiamo una lunga e ricca tradizione orale da rammentare e perpetuare, di modo da preparare i nostri fratelli piu’ giovani ad un mondo in crescente tumulto, ove le insidie proliferano incontrollate ed incontrastate.

Potrei affermare che ognuno di noi e’ indispensabile, e responsabile, del futuro che si staglia all’orizzonte, e di come questo si ripercuotera’ sul proprio popolo, di cui anch’egli fa parte.

Credo, quindi, che un punto di incontro sia come minimo oneroso, per il bene di tutti.

La mia speranza e’ che i nuovi figli delle nostre stirpi ricordino la propria tradizione, traendo a piene mani dal patrimonio della nostra eterna eredita’; solo cosi’ capiranno il proprio ruolo, la propria importanza e per cosa sia giusto lottare. Essi sono il nostro avvenire, un’albero e’ formato da foglia, ramo e radici, senza di questi, sarebbe un guscio vuoto destinato a morire.

Senza passato, non v’e’ futuro.

J.H.F.: Se tu un domani dovessi guidare un tuo movimento, su quali criteri sceglieresti le persone che dovranno aiutarti?

G.: Se una tale situazione si generasse, ed in effetti la pagina “Gangleri” naque con un intento simile, il fondamento sarebbe la meritocrazia, ovviamente…

In primo luogo cercherei di discernere gli individui piu’ completi e valorosi, i piu’ legati alle nove virtu’ nobili, i piu’ “pratici”, silenziosi ed operosi, fieri e combattieri: autentici.

Non nego che, in fondo al cuore, covo la speranza di veder, un giorno, riedificata Ultima Thule, un’ “ultima terra” libera, ove i figli dei nostri padri chiudino il cerchio col passato, dando vita ad un miglior futuro…tuttavia, non dobbiamo scordarci che anche dentro di noi vi e’ un luogo simile, ed e’ nostro dovere cercarlo, trovarlo, e farne terreno fertile per la nostra anima, per il nostro “Io”.

La liberta’ non e’ una scelta, la liberta’ e’ un diritto, ed il piu’ nobile dei motivi per cui lottare…

J.H.F.: Ti ringrazio immensamente per il tempo che hai dedicato a questa intervista,hai qualcosa da dire per salutare i lettori del Blog?

G.: Grazie a te per avermi dato una voce, e grazie a tutti i lettori che temerariamente son giunti sin qui’. Spero che le mie parole abbiano contribuito a ridestar in voi uno spirito che troppo, troppo a lungo ha conosciuto i ceppi dell’ oppressione fisica, spirituale ed intellettuale.

Ai fratelli piu’ piccoli:

Seguite il richiamo del Sangue e della Terra, aprite il cuore al cielo e fatelo vostro, poiche’ vi spetta di diritto. ” Nessun uccello sale troppo in alto, se sale con le proprie ali “, non scordatelo!

Sforzatevi di aprir gli occhi, di porvi le domande giuste e di darvi le giuste risposte: imparate chi siete per comprender dove andate!

Libri come “Noi celti e longobardi” di Gaultiero Ciola, oltre che testi antichi quali l’ Edda poetica, sono per certo una buona base per apprender le nostre origini e come esse si ricollegano, incuranti dello scorrere del tempo, a noi.

Ai fratelli piu’ grandi:

Siate responsabili del presente e del futuro con cui, oramai, dobbiamo fare i conti, e portate avanti con dedizione e coraggio i nostri valori; abbiate gran cura dei giovani “simpatizzanti” di oggi, poiche’ se sostenuti durante la “crescita”, saran gli alleati di domani: aiutateli a comprender che la nostra storia e cultura non sono una moda!

In chiusura, come dico sempre:

Non cercate mai di ecceller sul prossimo, cercate piuttosto di ecceller su voi stessi!

Hail Herjan!

– Gangleri

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