I messaggi delle antiche Vie Seconda Parte – Le figure ricorrenti –

Nelle tradizioni ancestrali di tutto il mondo possiamo trovare una serie di figure ricorrenti che hanno poi ispirato la letteratura antica e moderna. Queste figure, da molti ritenute allegoriche e tutt’altro che realmente incidenti sulla realtà delle popolazioni arcaiche, hanno invece fatto da esempio e guida per millenni, prima che la spiritualità fosse mercificata ed infine ridotta a strumento di controllo per le masse con l’avvento del monoteismo. Esse sono ricorrenti per un preciso motivo : Gli uomini dimenticano. La società moderna vede queste figure come elementi di fiction buone per film,fumetti e videogiochi. In realtà queste figure sono state i maestri dell’umanità fin dall’alba dei tempi. Carl Gustav Jung nella sua celeberrima teoria degli archetipi scriveva :

Nessun archetipo è riducibile a semplici formule. L’archetipo è come un vaso che non si può svuotare né riempire mai completamente. In sé, esiste solo in potenza, e quando prende forma in una determinata materia, non è più lo stesso di prima. Esso persiste attraverso i millenni ed esige tuttavia sempre nuove interpretazioni. Gli archetipi sono elementi incrollabili dell’inconscio, ma cambiano forma continuamente”.

Ed è cambiando continuamente forma che sono sopravvissuti arrivando fino a noi. Ma oggi le cose stanno cambiando. Le tendenze “Mainstream” stanno portando l’inconscio collettivo ad un oblio mai visto prima. Spegnere il cervello delle persone è forse l’obiettivo principale di questa inutile società dei consumi e dell’apparire. Ma in che modo queste figure posso aiutarci anche oggi ?

Innanzitutto bisogna riscoprirle e comprenderle. Non è certo identificando Gandalf con Merlino (Mithrandir-Myriddin )che sveleremo tutti gli arcani, ne con Morgana ne con altri espedienti. Bisogna individuare quello che maggiormente ci serve nell’immediato, per comprendere gli svariati messaggi che ci sono pervenuti in molte forme durante gli anni. Non è un lavoro facile e non lo sarà mai. Ma queste figure lo hanno fatto prima di noi. Decriptare la conoscenza degli antichi è la chiave per lo sviluppo futuro dell’umanità. Siccome personalmente, non credo al 100% nella decadenza attuale nel quale molti riconoscono il “Kali Yuga”, credo sia doveroso rimboccarsi le maniche e nel nostro piccolo darsi da fare in questo senso.

Gli “input esterni illusori” che tentano di farci desistere da questo proposito, sono molti, troppi per chi già si è arreso all’immondizia che c’è all’esterno della nostra sfera. Ciò non toglie che è possibile arginarla e lavorare, in primis su noi stessi magari prendendo ad esempio queste figure.

Il Re (governante,simbolo dell’ordine cosmico sulla terra,garante delle leggi e dei diritti degli uomini)

Un re, non è un tiranno. Il re è la guida, il padre (non padrone) del suo popolo. Colui che lo rappresenta presso gli altri popoli e che ne è l’emblema. La vera regalità però non è un “diritto divino” come ormai è sedimentato nell’immaginario collettivo, ma è un onere pesante e talvolta logorante. Un buon re spesso viene tradito. Questo perché la meschinità alberga in ogni uomo e il tradimento è una via più breve verso il potere (che se acquisito in questo modo non è mai destinato a durare molto). Il re è forse la figura più sfruttata in assoluto, con infinite versioni e rimaneggiamenti. Dai mitici re sumeri,ai faraoni passando per i re delle poleis arcaiche e i re di Roma,questa figura ci ricorda che tutto ha un’origine,talvolta divina. E da questa derivano le leggi di un popolo,il suo carattere, la sua unicità al mondo rispetto agli altri.

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Il Sacerdote(Vate,Druido ecc, Il tramite col divino, l’amministratore dei culti e custode delle tradizioni)

I veri sacerdoti, sono il pilastro della propria comunità. Fanno si che il popolo non si perda nell’oblio del materialismo, rispettando le ancestrali leggi della natura e dell’universo. Sono i tramiti col divino e gli interpreti dei segni e dei sogni che questo ci manda. Sono anche i garanti della moralità e dell’etica. Mai come oggi questo ruolo vive,grazie alla miopia ipocrita del monoteismo, il suo più basso momento. Il sacerdote non può e non deve controllare ogni aspetto della vita della propria comunità. Deve semplicemente provvedere al benessere spirituale, senza influenzare niente e nessuno con le proprie problematiche. Non deve inoltre essere un peso per la sua comunità. I sacerdoti sono e restano persone normali e come tali dovrebbero provvedere da soli al loro sostentamento.

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L’Eroe (campione, difensore, prescelto. La summa delle virtù umane che si oppongono al caos)

Tutti sappiamo (o meglio crediamo di sapere) cosa sia un eroe. Siamo abituati dai media a vedere la figura di un uomo spesso qualunque, che si trova a diventare superiore al resto dell’umanità quasi per caso e che è riluttante ad accettare questa sua nuova condizione. Tutto questo è l’esatto contrario dell’eroe. L’eroe nelle varie mitologie è nato per esserlo. Tutta la sua vita è orientata a compiere quella precisa impresa o serie di imprese. E’ il suo destino ed egli non ha alcune esitazione nel portarlo a termine, a costo della vita. Si perché quasi sempre l’eroe si sacrifica per il bene comune. L’eroe è spesso la risposta che gli Dei danno alla degenerazione del genere umano. Si tratta di quell’opportunità di essere migliori che ci viene data attraverso l’esempio ed il sacrificio di quelli più meritevoli. Per questo è la figura più mistificata in assoluto e portata al suo opposto (l’anti-eroe o l’eroe riluttante).

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L’indovina (sibilla,sacerdotessa,custode dei luoghi sacri)

Altra figura molto nota e presente nell’immaginario collettivo è la donna deputata alla custodia dei luoghi sacri come fonti,laghi,grotte e simili. Spesso divide questo compito con alcune “sorelle” ed è dotata di notevoli facoltà divinatorie. Frequentemente re ed eroi si recano da queste figure per chiedere consiglio e gettare uno sguardo sul probabile futuro che li attende. Tra le espressioni massime della donna, colei che può vedere nel destino degli uomini, è però spesso una figura tragica ed infelice, non destinata alle gioie delle altre donne. Alle volte è confusa o sostituita da figure mitiche e non umane (come la Signora del Lago nel ciclo arturiano). Questo perché il compito di custodire i luoghi sacri, prima che dagli uomini viene svolto dagli spiriti tutelari del luogo stesso. I quali però possono chiedere ai mortali di ricoprire questo ruolo nei periodi di “letargo” di questi spiriti. Anche l’interpretazione dei segni viene deputata poi ai mortali ed in particolare alle donne, naturalmente predisposte per fare da tramite tra il nostro mondo e gli altri.

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Continua e finisce nella terza parte con le “Figure ambigue e negative”


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