Le nove nobili virtù: Un’analisi critica

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Riprendiamo le attività del blog in questo post-ferragosto sonnolento, aspettando qualche altro bel temporale estivo che ci rinfreschi un po’ le idee.

Quando Sveinbjörn Beinteinsson fondò l’Íslenska Ásatrúarfélagið a cavallo degli anni 60/70 del 20° secolo, uno dei cardini della neo nata corrente etena furono le NOVE NOBILI VIRTU’. Queste furono estrapolate dalle Edda e dalle saghe islandesi come linee guida della condotta morale degli eteni . Da subito fu precisato che non si trattava di comandamenti come quelli presenti nei monoteismi, in quanto l’Ásatrú non è e non sarà mai un culto dogmatico. Resta però il fatto che queste linee guida suonino un po’ troppo come dei “compromessi” nati per essere “competitivi” in quello che sarebbe diventato l’ormai affollato panorama delle “religioni alternative” ai monoteismi. Ciò non toglie che queste virtù siano comunque degli ottimi veicoli per la formazione della persona.

Possiamo analizzare queste virtù in base alle moderne (e fin troppo tolleranti) concezioni sul neo-paganesimo e confrontarle con gli antichi valori che sono comunque presenti in testi sapienziali come l’ Hávamál.

Coraggio, verità, onore, fedeltà, disciplina, ospitalità, operosità, autostima, perseveranza.

Coraggio:

Il coraggio è una delle componenti essenziali della vita. Senza di esso molte scelte non potrebbero essere fatte. Si tratta della dote necessaria per poter andare avanti in situazioni di crisi o per compiere grandi sacrifici a livello personale o per un’altra persona. Tutti possiedono un minimo di coraggio. Ma questo non deve sfociare nell’incoscienza e nell’autolesionismo o peggio ancora nell’esibizionismo a tutti i costi. Il coraggio è anche difendere ciò in cui si crede quando tutto il mondo lo denigra e ci sputa sopra. Coraggio è affrontare la vita con audacia cercando di arrivare alla fine senza alcun rimpianto. E’ l’eredità lasciata dagli eroi come Beowulf, l’abnegazione necessaria al compimento di un’impresa dalla quale dipende il futuro di un popolo o anche di pochi individui che non merita di soffrire e penare più del dovuto. Il coraggio è abbandonare gli schemi e le consuetudini di una società malata,morente e decadente come questa di oggi,per ritrovare gli antichi valori perduti che rendevano gli uomini degni di tale nome.

Verità:

La verità è la più estrema delle armi. Nessuno vuole sentirla,vederla, provarla. Se ne ha una paura incredibile, soprattutto in questi tempi di menzogne globali portate avanti con una veemenza mai vista prima. D’altronde lo stesso Freud diceva: “Le folle non hanno mai provato il desiderio della verità. Chiedono solo illusioni,delle quali non possono fare a meno”. Ed è grazie a queste illusioni che la vita di oggi è un completo fallimento. Si comincia mentendo a se stessi,lo facciamo tutti i giorni spesso perché ci manca il coraggio di vederci per come siamo e per quello che realmente valiamo. La verità può essere diversa per ognuno di noi ma per tutti è un qualcosa di sconvolgente. Per questo va affrontata, va amata e bisogna combattere per essa affinché il mondo un domani sia libero. In questo la verità stessa ci aiuta, perché alla fine essa viene sempre fuori. Coltivare la verità è un dovere soprattutto verso se stessi e poi verso gli altri. Essere sinceri è il primo passo per essere liberi.

Onore:

L’onore,questo sconosciuto. In tempi come questi, la parola onore è usata quasi sempre a sproposito. Quasi nessuno sa più realmente cosa sia e viene fin troppo confuso col machismo di bassa lega. In realtà si tratta di un complesso insieme di valori troppo aulici e rigidi per poter essere applicati in un mondo dominato da falsi e ipocriti come quello di oggi. L’onore per un uomo era tutto. Da quello personale a quello della propria famiglia , del suo clan e della sua nazione. Essere onorevoli significa meritare fiducia. A chi la possiamo dare oggi? Ripristinare il senso dell’onore e l’onore stesso dovrebbe essere una delle priorità per chi vuole intraprendere il cammino delle antiche vie. Non importa che esso sia uomo o donna, l’onore personale prima e quello della propria fede poi sono cose di estrema importanza e vanno difese sempre. Per questo è importante che vengano esposte informazioni corrette su quella che è la vera via antica agli Dei e che vengano combattute tutte le mistificazioni che vogliono tenerla nell’oscurità dell’ignoranza globale.

Fedeltà :

Legata all’onore e alla verità, la fedeltà è un’altra delle virtù più rare di questi tempi. Si riesce difficilmente ad essere fedeli a se stessi e al proprio sentire,figuriamoci ad esserlo nei confronti di un qualcosa che potrebbe unire e portare benefici a quelli più simili a noi. La fedeltà va di pari passo con la coesione e al rispetto per quella che si è scelta come l’autorità (non si parla di autorità civili o militari in quanto sono imposte e non scelte volutamente da noi). Ma il tradire risulta più facile, più affascinante e subdolo. Il fascino del male risulta sempre più immediato rispetto alla fedeltà che si deve a qualcuno, soprattutto quando quel qualcuno ha dimostrato, anche con la sua intera esistenza, di essere in grado portare avanti le cose. Da qui ne deriva anche la capacità di essere fedeli al proprio compagno o compagna, alla propria famiglia, al clan e agli Dei. La fedeltà non è un optional, una volta scelto a chi darla, essa va seguita fino in fondo. Certo ci potranno essere delle situazioni in cui essa potrebbe essere mal riposta. Ma tradire a priori o solo per sospetto

rappresenta l’ingresso al regno dell’infamia, e da quel regno, una volta entrati nessuno ne esce.

Disciplina:

La disciplina è la virtù che regge tutte le altre. Senza di essa non è possibile percorrere alcun cammino, spirituale o meno che sia. La disciplina interiore permette di superare se stessi e le situazioni più difficili. E’ essenziale per il guerriero tanto per il sacerdote o lo sciamano. Rappresenta la versione terrena degli strumenti usati dal divino per portare l’ordine nel cosmo,che è sempre sotto la costante minaccia del caos. In origine ogni cosa era disciplinata e posta secondo un ordine dettato dalle sfere celesti, come ci testimoniano i grandi monumenti dell’antichità. Nessuno di essi è infatti privo di senso e per realizzarli si sono dovute seguire determinate tecniche e discipline, alcune delle quali oggi andate perdute. Sviluppare la propria disciplina è la base per avanzare ed andare oltre. Restare fermi equivale ad abbandonare la disciplina, quindi a fallire.

Ospitalità:

Presso ogni popolazione arcaica, l’ospitalità era sacra. Non si poteva mai sapere chi avrebbe bussato alla propria porta, dunque l’ospite, chiunque esso sia, atteso o inatteso, andava trattato nel migliore dei modi. Bisogna essere ospitali anche con chi ci è ostile, un approccio rude è un invito alla battaglia. L’ospite inoltre, era sacro agli Dei e per tanto non gli si doveva fare alcun male, a patto che restasse un massimo di 3 giorni, scaduti i quali, doveva andare via ma non senza delle provviste e degli abiti puliti. L’ospitalità non è mero commercio, quello spetta agli albergatori e chi per loro. La vera ospitalità è un dono e per tanto è gratuito e va fatto senza aspettarsi nulla in cambio,sta alla coscienza dell’ospite ricambiare o meno.

Operosità:

E’ inutile aspettarsi che le cose si costruiscano da sole, qualunque sia l’ambito in cui operiamo. Muoversi e darsi da fare è l’imperativo di una vita degna di essere vissuta. Dunque meglio fare,male o bene, ma farlo. Sbagliando si impara e si migliora. La nullafacenza è già di per sé fallimento. Nessuno muoverà le montagne per noi, ne ci darà quello che speriamo o realizzerà i nostri sogni. Sta a noi e soltanto a noi. L’universo non è nato in una settimana, ci sono voluti miliardi di anni perché diventasse quello che oggi possiamo vedere con gli strumenti che abbiamo a disposizione. Ma da quando è stato dato il via alla creazione, essa non si è mai fermata. Sbaglia chi pensa che le cose siano immote. Ogni secondo che passa non si è più gli stessi del secondo di prima. Sta a noi decidere se subire o veicolare il cambiamento attraverso la nostra operosità. Quindi meglio rimboccarsi le maniche e costruire qualcosa piuttosto che l’immobilismo. Nemmeno gli alberi restano fermi, ma continuano a scavare con le radici…

Autostima:

Il mondo in cui viviamo oggi è un enorme tritacarne delle individualità nonché dell’identità. Già da piccoli sentiamo la pressione del “non essere come questo o come quello”. L’inadeguatezza ci viene inculcata fin dalla culla. Tutto questo serve ad impedire che si sviluppino esseri pensanti dotati di senso critico e volontà propria. In breve si vuole evitare che ci siano quelli che normalmente sarebbero esseri umani. Quante volte abbiamo sentito dire : “faccio schifo”, “non valgo o non so fare nulla “ ? Innumerevoli. Sia da noi che dalle persone a noi vicine. Questa è una delle più grandi menzogne di questo tempo. Volente o nolente ogni individuo , per quanto bieco o indegno possa essere, ha uno scopo di esistenza. Serviamo tutti a qualcosa, sia che scegliamo la nostra “missione” sia che non ne scegliamo alcuna. Quindi deprimersi e sentirsi inadeguati al mondo è totalmente sbagliato. Com’è sbagliata l’omologazione a tutti i costi. Infatti è la società creata fin’ora ad essere inadeguata per l’uomo, non il contrario. Partendo da questo presupposto, ogni cosa prende un altro significato e molte lo perdono del tutto. Lo spirito ha potere sulla materia, lo spirito può superare ostacoli e barriere. Dunque alimentiamo la nostra autostima affinché lo spirito emerga e ci permetta di migliorare costantemente. Questo processo cosi avviato, durerà anche dopo la morte del nostro corpo fisico, lo spirito è sempre in mutamento, se noi facciamo in modo che questo avvenga.

Perseveranza:

Andare avanti. Sempre e comunque. Non importa se tutto crolla, non importa se perdiamo anche la speranza. Nessuno conosce mai ogni esito fino in fondo. Le profezie sono nate per ostacolare l’uomo non per aiutarlo a conoscere il futuro. Quindi è perfettamente inutile arrendersi senza aver tentato fino all’ultima goccia di sangue. Può sembrare estremo, un “pensiero d’altri tempi” ma è l’unico vero modo di avere risultati, seppur minimi. Rinunciare a priori è il peggiore dei crimini.

Ma la perseveranza non è una virtù immediata, la si sviluppa dopo molti errori e rinunce. Finché qualcosa dentro di noi non scatta e ci guida alla personale riscossa interiore. La perseveranza ha permesso che le antiche vie rivedessero la luce proprio in questa che sembra essere l’era più buia dell’umanità. Questo ci suggerisce che nulla avvenga per caso, perciò continuare sulla propria strada può avere solo effetti positivi anche se solo dopo lungo tempo.

Conclusione

In definitiva, le 9 Nove Nobili Virtù altro non sono che delle linee guida nate per contrastare lo sfacelo e la decadente morale e spirituale che viviamo in questi giorni. Il fatto di non impostarle come leggi, ma come linee guida di pensiero e azione, risulta alla lunga vincente e positivo rispetto ad altre “regole” o leggi viste in altri ambiti del neo-paganesimo. Questo fondamentalmente perché esse attingono a piene mani dalla saggezza espressa nell’ Hávamál, del quale vi raccomando caldamente un’attenta lettura e comprensione. Ovviamente non si tratta di linee guida semplici da seguire, ma ritengo siano adeguate ai tempi che corriamo, soprattutto se vogliamo essere coerenti con noi stessi rispetto alla via che abbiamo scelto di seguire.

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2 thoughts on “Le nove nobili virtù: Un’analisi critica

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